28/05/2004


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A proposito di Democrazia e Internet

Scritto da Sergio in Libertà  Digitale.

Alla fine è stata approvata. Il cosiddetto Decreto Urbani è stato approvato nei giorni scorsi: scaricare e condividere in rete file protetti da diritto d’autore è reato, con pene che vanno fino ai 3 anni di reclusione, oltre a cospicue sanzioni pecuniarie.

Non ci sono quasi parole per definire questa legge, soprattutto per quello che andrà  a causare. Ma prima di entrare nel merito, è facile notare in molti forum, blog, articoli online, alcune curiosità  . Innanzitutto:

Leggendo il resoconto degli interventi al Senato vien da ridere, o meglio piangere: quando un ministro scrive un provvedimento e chiede che diventi legge, si spera che almeno lui sia favorevole a ci� che chiede di approvare. Quando due partiti propongono emendamenti ad una legge, si spera che poi li votino. Invece no.

[..]Urbani ha invece chiesto al Senato “il sacrificio di legiferare come tutti sappiamo non si debba fare”, affermando che “oltre alle travi (il finanziamento al cinema, ndr) il decreto presenta molte pagliuzze che saranno rimosse da una nuova legge” . [link ad articolo completo]

Il punto centrale è sicuramente legato non tanto alla protezione dei diritti di proprietà  intellettuale, quanto ad un problema più vasto: quello della democrazia di Internet, e della libertà  di partecipazione alla rete globale. Diciamocelo, da quando sono nati, i programmi di filesharing, il p2p, Napster etc. hanno guidato la crescita della rete anche da un punto di vista delle infrastrutture. Non è un caso che tutti gli ISP italiani, al momento di lanciare servizi come l’adsl lo fibra ottica, abbiano fatto appello alla possibilità  di scaricare più file, più in fretta.

L’intero sistema delle tutele dei diritti su musica, cinema etc. è nato in un periodo in cui ad essere protetto era il disco, la pellicola fotografica, il libro. Oggi che tutto si è smaterializzato questo è sicuramente più difficile. Le case discografiche lamentano mancati introiti per decine di milioni di euro. Ma la teoria che chi scarica musica comprerebbe i cd, che oramai hanno raggiunto prezzi proibitivi, è tutta da dimostrare. Un tempo, del resto, non si registravano i nostri pezzi musicali preferiti dalla radio?

La tecnologia di protezione dalla copiatura è sempre un passo indietro a quella della copiatura. E sono spesso le stesse multinazionali a produrre nuovi strumenti per la condivisione dei file, la loro riproduzione etc.

Il problema vero è che si sta cercando da tanti anni di imbrigliare, imbavagliare la rete. E in proposito mi sembra interessantissimo l’articolo di Paolo Attivissimo su Apogeoonline:

Ma a prescindere dall’uso specifico che se ne fa, l’accesso in banda larga è prezioso soprattutto perché cambia la struttura della Rete: la rende più democratica. Quando si è permanentemente connessi, si diventa parte di Internet a tutti gli effetti: si è alla pari con gli altri siti. Collegarsi in dial-up significa invece affacciarsi fugacemente alla Rete in modo passivo e subalterno, senza mai farne veramente parte e senza potervi contribuire: Internet diventa come la televisione, insomma. Significa lasciare che Internet venga popolata di contenuti generati dai soliti quattro gatti dei grandi media istituzionali e commerciali, e significa tornare all’informazione centralizzata e controllata.

Molti hanno visto il decreto Urbani, e gli altri provvedimenti recenti che colpiscono il file sharing con la finezza di martellate contro i marmi di Michelangelo, come tentativi di imbavagliare la Rete. La Rete dà  fastidio: il giocattolo che sembrava un’occasione per fare soldi � sfuggito di mano a chi pensava di poterlo manipolare. L’informazione che circola liberamente, senza filtri e senza censure, impensierisce chi è abituato al controllo. E allora il giro di vite serve a ricordare chi comanda.

In condizioni come queste, è facile lasciarsi tentare dall’idea di “boicottare” questi tentativi liberticidi protestare chiudendo i contratti in banda larga. Ma così facendo, si rischia in realtà  di fare il gioco degli imbavagliatori: quale modo migliore per risolvere il problema del controllo di Internet che indurre la gente a non frequentare la Rete? Che bisogno c’è di controllare un canale d’informazione, se tanto non lo usa nessuno?

Pensateci, prima di disdire.

E’ vero… dobbiamo pensarci veramente. Credo che la risposta più giusta a queste leggi, sia, oltre che l’esercizio del nostro diritto di voto, soprattutto quella di continuare a vivere Internet come parte fondante della nostra libertà  . Del resto, qualcuno ha fatto notare come le prigioni italiane siano troppo piene per poter contenere il milione di internauti stimati che fa file-sharing… :-)
Ciao!

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