Ci sono delle volte in cui semplicemente a leggere certe cose, non riesco a trattenere dei moti d’ira di non poco conto. Il solito giornalista d’inchiesta (si fa per dire) della solita testata di carta che tenta di mettere online un bel sito web, senza però avere quasi alcuna comprensione dei fenomeni che qui accadono, scrive un articolo ripieno di numeri dei quali, lo abbiamo già detto, non esiste la minima prova scientifica, e in cui la parola più citata è “furto”, come del resto negli spot che hanno irritato quasi tutte le persone che vanno al cinema da circa un quinquennio (che poi dico, che senso ha fare uno spot anti-pirateria a chi il biglietto del cinema lo paga…). E qualcuno sottolinea che «quando gli articoli assomigliano maledettamente agli spot, l’aria che tira e che tirerà non si prospetta delle migliori. »
Mantellini si chiede come mai non ci sia un contraddittorio. Purtroppo, trattandosi di un vero e proprio spot che addirittura utilizza un ben noto viso della televisione italiana come “voce narrante”, è difficile pretendere spazio alla “concorrenza”. Con il solo risultato di continuare nella diffusione di un certo tipo di ignoranza sul web, con il suo «concentrato di luoghi comuni, prossimi tavoli tecnici che non risolveranno nulla ed ignoranza tecnologica» come affermato altrove.
Del resto, basterebbe fare qualche semplice addizione per capire che i conti non tornano quasi mai a leggere i dati della RIAA. Grazie a Quinta, ad esempio, scopriamo alcuni dati interessanti, come quello riportato da cinecittà news:
Si è interrotto il trend di crescita dell’esercizio cinematografico a Roma. Dopo aver raggiunto la cifra record di 243 schermi nel 2007, 28 in più rispetto all’anno precedente, il fenomeno comincia a rientrare costringendo alla chiusura 7 schermi dall’inizio di quest’anno
Che lui giustamente commenta…
Il fatto che si comprino anche meno zucchine, ovviamente non c’entra nulla… Il mio amico Gilberto dice sempre: “lo pensi o lo sai ?” (e’ una opinione o un dato misurato ?)
Il che fa pendant con glia ltri dati già messi in evidenza sempre da Quinta in un precedente articolo, e che qui riporto, e che mostra come le Major direi che non se la passano proprio male.
Mi chiedo sempre più quale sia l’incidenza di spese legali e di “lobbying” (o se volete chiamiamole PR) relative alle campagne antipirateria delle grandi aziende di produzione cinematografiche e musicali…
E poi alla fine il problema resta sempre quello: da oramai più di 100 anni queste aziende non fanno altro che lottare per difendere un modello di business nato oramai due secoli fa, quando la loro principale funzione era quella di investire somme considerevoli nell’incisione di dischi fisici. Oggi invece questa necessità non c’è più, il che metterebbe in discussione il fatto che comunque riescano a trattenere porzioni di guadagni che finiscono nelle loro tasche anziché in quelle degli artisti, per importi che vanno dal 30% all’80%. Direi un buon margine, no?
Ma perché i media e la carta stampata, danno tanta eco a questa battaglia? Perché anche la carta stampata ha una tremenda paura del web, visto che si sente invischiata in qualcosa che potrebbe (se non lo ha già fatto in qualche caso) precludere la loro forza economica e “d’opinione”. Diventa quindi una sorta di “comunanza d’amorosi sensi” tra i giganti di quel pezzo della “società della conoscenza” che affondano ancora le radici nel passato antico.
Sarebbe il caso, forse, di fare una riflessione profonda su questo, ovvero su come il mondo dei “media” tradizionali al completo, sia forse l’ostacolo più rande allo sviluppo della rete e di una vera e propria “libertà digitale”. Ma sarà per un’altra volta.

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October 27th, 2008 at 11:37 pm
Giornalismo fuorviante | ECLETTICAmente…
Ma perché i giornalisti italiani devono sempre dire fregnacce? Come oggi sul Corriere a proposito di Pirateria……